Nome: Trachoma phillipsii (Choltco) Kocyan & Schuit.
Sinonimo: Tuberolabium phillipsii Choltco
Etimologia: Trachoma deriva dalla parola greca che significa «ruvidità» e si riferisce alla struttura ruvida delle brattee densamente disposte sull’infiorescenza. L’epiteto specifico phillipsii rende omaggio all’orchidofilo californiano Andy Phillips.
Prima descrizione: descritta nel 2007 da Timothy Choltco come Tuberolabium phillipsii; nel 2014 Alexander Kocyan e André Schuiteman l’hanno trasferita al genere Trachoma.
Origine / distribuzione:
Filippine.
Luogo / habitat:
Cresce come epifita nelle foreste montane tropicali umide, a quote intorno ai 1000 m. Predilige insediarsi su rami e tronchi in zone ombreggiate o parzialmente ombreggiate, con movimento costante dell’aria e un’elevata umidità durante tutto l’anno.
Descrizione e note:
Trachoma phillipsii è una miniatura di orchidea monopodiale, con un fusto corto e cilindrico che porta foglie coriacee, oblungo-lanceolate, disposte fittamente su due file. Le infiorescenze molto corte e dense spuntano dalle ascelle fogliari e producono in successione piccoli fiori di circa 1,5 cm. I fiori cerosi emanano un profumo intenso e gradevole e presentano caratteristici tepali bianco-crema e un labello a forma di sacco dalla forma particolare.
In coltivazione, questa miniatura di orchidea adattabile richiede condizioni da calde a intermedie e trae beneficio da un lieve abbassamento notturno della temperatura. Poiché è priva di pseudobulbi, non deve mai asciugarsi completamente; è essenziale mantenere un’elevata umidità dell’aria, pari al 60–80%, associata a una vigorosa circolazione dell’aria. Per via del suo portamento, è più adatta alla coltivazione su supporto, per esempio su sughero, oppure in cestini a listelli molto piccoli con un substrato ben aerato e capace di trattenere l’umidità (ad es. corteccia fine con muschio di sfagno).